TRATTAMENTO MININVASIVO

 

 

 

 

 

 

 

 

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TERAPIA CHIRURGICA

 

La terapia chirurgica della stenosi carotidea ha come obiettivo quello di rimuovere l’ostacolo meccanico (la placca ateromasica) dalle pareti della arteria carotide interna, ripristinando il calibro normale del lume vasale, al fine di ridurre il rischio di eventi ischemici a livello cerebrale (TIA, ictus).

L’intervento chirurgico prende il nome di tromboendoarteriectomia carotidea (TEA) ed andrebbe eseguito in centri specializzati e da chirurghi esperti. E’ sicuramente indicato in tutti i pazienti con una stenosi carotidea compresa tra il 70 ed il 99% che nei 6 mesi precedenti abbiano avuto un TIA o un ictus. In caso di stenosi sintomatica di entità inferiore ed in caso di stenosi asintomatiche la decisione è meno chiara e comunque i benefici di un intervento chirurgico in questi casi sono di minor entità.

L’intervento può essere effettuato in anestesia locale o generale. Il chirurgo pratica una incisione cutanea di circa 7-10 cm al collo del paziente, identifica l’arteria carotide comune e la sua biforcazione in carotide esterna ed interna (Fig. 1 e 2).

                                                            

                                                                   Fig. 1                                          Fig. 2

 

 

 

Questi vasi vengono temporaneamente (15-30 min) clampati così da permettere al chirurgo di incidere la parete dell’arteria carotide interna e consentendo la rimozione del materiale che determina l’ostruzione del vaso.

L’arteria viene quindi chiusa mediante una sutura diretta o con l’utilizzo di una toppa (patch) di materiale autologo (vena) o sintetico (gore-tex) al fine di evitare una restenosi (Fig. 3).

 

                                                                                 

                                                                                              Fig. 3

 

Durante la fase di clampaggio può essere indicato l’uso di uno shunt, cioè di un tubicino che garantisca un flusso di sangue normale al cervello durante la fase centrale dell’intervento (Fig. 4-5).

 

                                                                       

 

                                                            Fig. 4                                        Fig. 5

 

 

Il paziente è in genere in grado di essere dimesso in terza-quinta giornata post-operatoria. E’ indispensabile sempre la terapia antiaggregante (aspirina) ed un corretto  follow-up radiologico che consiste in un eco-doppler dei vasi del collo di controllo a 3 e 6 mesi dall’intervento e poi una volta all’anno, in quanto in alcuni casi, a distanza di tempo, l'arteria può restringersi nuovamente (restenosi).

 

 

RISULTATI

 

Il successo tecnico della terapia chirurgica è del 100%, tuttavia la procedura non è scevra da complicanze. Esse possono essere generali e locali. Tra le generali ricordiamo lo stroke che si può verificare nel 4% dei casi, e la mortalità nel 2%. Tra le complicanze locali sono da annoverare la paralisi dei nervi cranici (9%) e l’infarto del miocardio (1%). E’ possibile inoltre una restenosi dell’arteria carotide dopo un anno dall’intervento nel 4% dei casi o addirittura un’occlusione nell’1%.